Domenica, 05/09/2010
26 Elul 5770

Settimana di parashà
 
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Senza infrangere le leggi della natura
Quando la Torà viene trasmessa tramite Moshè, essa permette all'uomo, così come egli è, di ricevere la parola di D-O e di fare del mondo una "dimora" per il Santo, benetetto Egli sia.

 

“Parla tu con noi e ti ascolteremo e fa’ che non sia più il Signore a parlarci, così che non moriremo”      (Shemòt 20:16)
Al Monte Sinai, D-O si rivelò agli occhi di tutto il popolo, facendo loro sentire i Comandamenti. I nostri Saggi spiegano, che quella fu una rivelazione di una intensità tale, che “Ad ogni parola, essi esalavano la loro anima”, che veniva poi restituita loro da D-O, per mezzo della “rugiada di resurrezione”. Fu allora, che il popolo pregò Moshè, dicendo: “Parla tu con noi e ti ascolteremo e fa’ che non sia più il Signore a parlarci, così che non moriremo”. Questa richiesta del popolo d’Israele necessita di un chiarimento: furono essi, infatti, che, prima di ciò, chiesero che D-O Stesso si rivelasse ai loro occhi e parlasse loro, senza intermediari. Non furono essi a dire (secondo il Midràsh): “Noi vogliamo sentire (le parole) dalla bocca del nostro Re…. Noi vogliamo vedere il nostro Re”, giustificando ciò, col fatto che non c’è paragone fra l’ascoltare direttamente le parole dalla bocca del Re e sentirle da quella del Suo inviato? Perché cambiarono idea, proprio dopo che D-O accolse la loro richiesta?

D-O lodò i Figli d’Israele
La domanda si rafforza, se esaminiamo ancora più attentamente le parole dei Figli d’Israele. Essi stessi dissero, che avevano riconosciuto la possibilità di ricevere una simile rivelazione e restare in vita: “Ecco l’Eterno, il nostro Signore ci ha mostrato la Sua gloria… oggi abbiamo potuto vedere che il Signore parla all’uomo e (questi) continua a vivere.” (Devarìm 5:21) Se, quindi, essi avevano già visto che erano potuti rimanere in vita, perché iniziarono d’un tratto ad avere paura? Quando Moshè sentì le parole del popolo, ne fu dispiaciuto. Egli avrebbe voluto che essi continuassero a sentire la voce di D-O direttamente, e non per suo tramite. D-O, invece, lodò la loro richiesta: “Ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolto, tutto quello che hanno detto sta bene” (Devarìm 5:25).

La Santità qui, in basso
Per comprendere meglio, noi dobbiamo chiarire il vero significato del Matàn Torà sul Monte Sinai. Col Matàn Torà ci è stata data la forza di realizzare lo scopo della creazione: “Il Santo, benedetto Egli sia, ebbe il desiderio di avere una dimora nei mondi inferiori.” D-O ha creato il mondo affinchè noi facciamo di questo mondo inferiore e materiale, una dimora per Lui, ed a questo scopo ci ha dato la Torà. Affinchè vi possa essere una ‘dimora nei mondi inferiori’, bisogna che si realizzino due condizioni: a) che la luce Divina illumini fin dentro la realtà materiale e la purifichi; b) che la realtà rimanga, con tutto ciò, una realtà materiale, inferiore, e non che si elevi al punto tale da perdere la sua connotazione ‘inferiore’.

Il dispiacere di Moshè
Per questo i Figli d’Israele chiesero di ricevere le ulteriori parole di D-O attraverso Moshè. Essi riconobbero che, quando la Torà veniva data loro  direttamente da D-O, essa era collegata a miracoli, all’uscire dell’anima e al suo rientrare nel corpo, tramite la “rugiada di resurrezione”. Per questo, essi chiesero che la Torà venisse data loro per mezzo di Moshè, in modo da poter restare uomini normali e realizzare lo scopo della creazione. Moshè fu dispiaciuto di ciò. Egli aveva sperato che i Figli d’Israele potessero ricevere, come lui, la rivelazione Divina in modo naturale, senza miracoli, ma D-O sapeva che ciò non era attuabile. La loro possibilità di ricevere la rivelazione Divina era per forza collegata alla rottura dei limiti, dovuti al corpo materiale. Per questo Egli disse: “Tutto quello che hanno detto sta bene”. Quando la Torà viene trasmessa tramite Moshè Rabèinu, essa permette all’uomo, così come egli è, di ricevere la parola di D-O e di fare del mondo una “dimora” per il Santo Benedetto.

(Dal ‘Libro dei discorsi’ del 5749, vol. 1, pag.229)

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